Il sonno della ragione genera mostri

El_sueño_de_la_razón_produce_monstruos

…soprattutto in politica!

E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti, la stessa considerazione dei vecchi e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.
Platone, Repubblica Libro VIII

Un passo che riporta alla memoria la fatica nel tradurre, nel riuscire a coglierne il senso, così a fondo da riuscire a trovare qualche risposta. Ri-cordare..ovvero ri-portare al “cuore”, ad un elemento deputato da secoli a contenere il mistero dell’essere umano. Non soltanto un muscolo, ma un organo latore di significato. Ed è proprio lì, al cuore, che s’intende riportare le parole di Platone, per coglierne di nuovo il “senso”.
La politica (per me) è fatta di cuore. Di scelte. Di coerenza. Non è affatto vero che solo la gente “comune” è in grado di capire, di discernere. Cosa vuol dire “gente comune”? Chi è l’italiano medio? E perché un politico non è “comune”? Appartiene forse ad un altro pianeta? Tratta di qualcosa che non ci appartiene? Normale, comune, medio..vogliamo davvero essere apostrofati così? Questo post non vuole diventare uno sfogo disperato, un inutile appello qualunquistico, ma sicuramente non può essere privo di rammarico, rabbia, incredulità. A scrivere sono due ragazze nate negli anni 80, quando ancora era lecito (o apparentemente tale) parlare di  futuro, anni in cui i discorsi e bei pensieri si sarebbero presto trasformati in illusioni e mancate certezze.
C’è crisi”, “bisogna stringere i denti”, “peggio di così non si può andare”, “toccato il fondo non si può che risalire”…Quante ne abbiamo sentite… Modi di dire o tipica mentalità dell’italiano medio che cerca di rimandare, di non pensare, di guardare al proprio orticello, un italiano poco costruttivo che si preoccupa di nascondere quattro soldi sotto il materasso? La polis resta soltanto uno specchio per le allodole. Ma che cosa sta accadendo? Accade che ognuno preoccupandosi dei propri interessi sceglie la persona che meglio può soddisfarli. Ma l’interesse DOVREBBE essere uno solo,  il nostro, quello di una nazione bellissima, fatta di colori che si stanno spegnendo, perché noi  la stiamo umiliando, non la sentiamo nostra.
Non si riconosce più l’autorevolezza di una professione, da troppo tempo marcita in mezzo a tangenti, compromessi, processi e crimini. E allora, per contro, si cerca la normalità, che per comodo, abbiamo confuso ed equiparato alla delinquenza.
Tanto è uguale…” la morte di ogni cosa, lo svilimento assoluto della passione, della libertà, dell’impegno. Non ci si improvvisa persone “per bene”. Mai.
E allora si torna indietro nel tempo quando si giocava per strada a pallone, quando in piazza giravano le carrozzine, quando si suonava la chitarra sul muretto, quando la maggioranza era tale solo se riusciva a tutelare la minoranza, quando la scuola era fonte di sapere, quando si chiedeva per favore e si diceva grazie.
Oggi l’Italia cosa è diventata? Paese di “gente comune” che ha solo la libertà di vendere la propria anima al diavolo meno esoso? Per favore, non chiamatela democrazia.
Abbiamo bisogno di concretezza, di persone che si alzano la mattina per andare a lavoro, di scuole statali più efficienti, di un’università che comunichi col mondo esterno, di passione, di cura, di desideri… e dopo tutto… queste sono solo parole…forse poco IN LUDICA, ma che vogliono dei “FATTI”.

Manuela Piccioni-Eleonora Ciambellotti

PAROL-ACCE IN LUDICA :)

…perché le esperienze condivise son sempre le “migliori” ! Pensieri di un’amica, un’amica “digitalmentespeciale” (e non solo :P), un’amica che mette il cuore, in tutto. Ecco a voi, Manuela e il suo ” Giorno di ordinaria follia”!

Capita che la metro A si fermi, ormai simili “incidenti di percorso” non sorprendono più i cittadini romani…Si ferma a Lucio Sestio, attendiamo 1 h alla fermata. mmmm ma non si vedono navette, ops… passano due bus fuori servizio, perciò la sottoscritta chiede “quasi”gentilmente ai carabinieri che si erano fermati per farci spostare dalla strada di STOPPARE l’ennesimo bus fuori servizio. Si aprono le porte, non ci posso credere!!!! saliamo tutti, col mezzo sorriso stampato sul volto. L’autista precisa che può lasciarci ad Arco di Travertino che è a qualche fermata metro da Lucio Sestio. La domanda nasce spontanea, “come mai le navette partono da là se le metro si sono fermate prima?”…

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Manu siamo a Roma non farti troppe domande tanto non avrai risposta e così fu, zero risposte decenti e tentennamenti imbarazzanti. Arriviamo ad Arco di Travertino, dove altre decine di persone corrono verso navette colme di gente che si fermano SOLO a Termini, e chi deve proseguire verso Battistini? Ecco un’altra inutile domanda….saliamo al volo, ammassati come pecore,e si parte. Durante il viaggio, mentre ho il viso quasi spiaccicato sul finestrino, mi leggo un  cartellone pubblicitario: “E se fossi il Sindaco di Roma, cosa cambieresti?Inviaci la tua proposta….Non posso scrivere in Ludica cosa ho risposto… col pensiero:)…Un viaggio che dovrebbe durare massimo mezz’ora, dura 1 h….La gente non ce la fa più, eppure ci diamo un contegno e cerchiamo di darci una mano a vicenda:” questo pullman va a Battistini?” , “No a Termini”…”sicuro?”….Altra fermata altra domanda:”Questo bus va ad Ottaviano?”….”Mmmm mi stai facendo venire dei dubbi”….e così si via.

Lentamente arriviamo a Termini…ok ora cosa fare????bhe non mi rimane altro che seguire la massa, eccola là un’altra navetta che ci porterà verso la metro Ottaviano, dove dovrebbe ripartire la metro…fiondiamoci….eh no troppa gente!!!allora via con la seconda…eh no non ci siamo, non si chiude…sono rimasta fuori. Arriva una terza, la prendo al volo….e lentamente ci dirigiamo verso la metro, altri 40 minuti della nostra vita sprecati. Entro verso la metro, quasi incurante anche del controllore, si aprono le porte e un ragazzo mi dice:”non prenderla torna indietro”….ahahahha ma questa volta, io volevo tornare indietro…di dritta a casa…Morale della favola, esco dal lavoro alle 13.30, torno a casa alle 18.00…un casino di volti e parole affollano la mia mente parolacce in ludica:)

Qualiparole “impariamo” oggi? Quelle che non si possono dire!! COPROLALIA, si chiama così l’uso di un linguaggio osceno, ovvero il parlare (lalia) dello sterco (kopros)…

Braccio di ferro con la CREAZIONE

Ero in terza media. L’estate incalzava ed anche l’esame di fine anno. Ultimo compito in classe d’italiano: Calvino, La Formica Argentina. Una fortuna, il mio autore preferito! Leggo la traccia: composizione di un monologo, diceva.

Era il protagonista a dover parlare, a manifestare la sua impotenza di fronte al problema formiche. Mi presi dieci minuti per riflettere, per trovare quell’equilibrio psico-logico che mi permette di affrontare la pagina bianca. I minuti passavano e la battaglia diventava sempre più difficile..Cosa strana, il vuoto del foglio mi aveva ingoiata. Ansia e paura guidavano la mano nella stesura di alcune frasi stentate, prive di spessore, vacue come le righe che mi illudevo di riempire. Sentivo che questa mia creazione mancava di potenza. E allora ecco le lacrime. Un pianto che non poté passare inosservato. La professoressa si avvicina e mi sussurra: “Scrivi quello che senti dentro, perché non è detto che il tuo protagonista non provi lo stesso”.

Una liberazione, una forza indescrivibile in quel preciso istante è nata dentro di me. Ho toccato la vertigine della creazione di quella capacità di “fare dal nulla” che necessità di potenza per potersi attuare.

Ecco perché a volte non si crea, perché non si crede abbastanza, perché il vigore di quello che vorremmo inventare non giustifica la sua presenza. Due lettere KR che sposando tutte le vocali hanno dato vita ad un universo di significati e parole alla cui radice c’è la forza, il mistero di un atto che porta alla luce cose ed emozioni di grande rilevanza, potenti.

Chi crea è necessariamente onnipotente, chi crea domina, si fa KRonos, detta il tempo sulla materia plasmata, ne soffia dentro la vita, ne stabilisce le “stagioni” (anche il nome di Cerere, dea delle messi, viene proprio da qui..).

E le creature?
Sono il risultato di questa battaglia, della quale conservano le tracce, la ricetta, la strategia. Anche loro sono in grado di creare, anche loro, talvolta, possono arrendersi di fronte ad un blocco creativo, che morde lo stomaco, che rivela mancanza di entusiasmo, di amore, di potenza. Cosa fare allora? Non sempre il creatore che è in noi riesce a sconfiggere la pagina bianca..e allora impariamo dalle creature per eccellenza, i bambini, impariamo a generare dal nulla la novità, impariamo ad educarci al coraggio, alla brutalità delle passioni. Non vorremmo mica essere degli s-creanzati??

ERRARE..humanum est!

Abbiamo errato“..così risuonò la voce di un amico in un freddo pomeriggio invernale. Eravamo alla ricerca di una strada. Avevamo vagato per un po’, fidandoci di ricordi, di suggerimenti non troppo esatti. Mi son fermata un attimo a queste sue parole..ERRARE..sì,avevamo davvero ERRATO. Una doppia accezione, quella di questo verbo, che risale già ai tempi dei latini, di un pensiero già ampiamente “costruito”, che senza volerlo, rivela più di oggi, il suo “segretum” attraverso le parole.
Sul vocabolario si legge: “Errare: andare qua e là senza una direzione certa, sbagliarsi ingannarsi“.
Lo sbaglio è la conseguenza del girovagare senza una meta, dunque. L’inganno di se stessi deriva forse da un’idea di meta illusoria, che ci fa viaggiare senza esser davvero consapevoli del traguardo?
Sbaglia solo chi fa, chi se ne resta seduto ad aspettare che la vita scorra, di sicuro non sbaglia mai. Ma si perde la gioia della scoperta, di quelle sorprese che esprimono tutta la loro carica gioiosa quando meno ce le aspettiamo, quando “vagando qua e là” troviamo qualcosa che non pensavamo potesse essere lì..è uno sbaglio questo? Il vagabondo però porta con sé quasi sempre una nota negativa: il perdi giorno, l’inconcludente per eccellenza, colui che assaggia tutto senza mangiar niente. Ecco il suo inganno, ecco lo sbaglio. Il ritenere che tutto possa esser provato. Questo, a parer mio, non è uno sbaglio, ma solo un rischio: ci vuole disciplina per saper “errare”, ci vuole forza per andare avanti, per rialzarsi, coraggio per scegliere una nuova tappa, pazienza per tentare ancora.
Errare è umano, sfido chiunque a restare immobile 🙂
L’indeterminazione del tutto piuttosto che la comprensione di uno, per i latini ERRARE era un monito: la loro sete di “universalità” contro il rischio di perdere tutto..e infatti nel 476 d.C. …

"MOTORE! Avanti tutta!"

Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America


                           
Scorgere la Terra è facile. Basta essere nel punto giusto al momento giusto. Ed ecco che dopo giorni e giorni di acqua si intravede all’orizzonte un colore diverso, familiare, stabile. E si gioisce, perché il viaggio, allora, non era un’illusione, perché la meta esiste e noi possiamo ripartire da là. Ognuno ha la “sua” America, il suo miraggio, la sua ancora di salvezza. Ma in pochi saprebbero condurci la loro nave, saprebbero “governare”.

Sono giornate intense per la politica italiana e mondiale e non potrei trovare altro argomento che questo. Che cos’è la politica? Domanda puramente retorica. Da dove viene la politica? Domanda indispensabile.La politica viene dalla città, dal cittadino. E’ la sua etimologia che lo richiede. Ci sentiamo cittadini? Abbiamo davvero la coscienza civica? O pensiamo piuttosto che la politica riguardi sempre “altro”?

I πολίτες, gli abitanti della πόλις, rappresentano un’armonia, una trasposizione in piccolo dell’ordine cosmico (κόσμος), dove ogni cosa “sta” al suo posto, per necessità, per diritto. E ci vuole un giusto comandante per questa nave di “gente strana”, un timoniere che sia capace di governare. Sì, perché il nostro GOVERNO è il nostro TIMONE (gubernus in latino vuol dir proprio questo!), o meglio, dovrebbe esserlo, dovrebbe guidarci nelle tempeste, scegliere la rotta, dopo aver considerato i venti e le maree. Dovrebbe darci la tranquillità del viaggio, garantire la stabilità dell’imbarcazione, la sua tenuta, la sua efficienza. Mi guardo intorno, però, e vedo soltanto IDIOTI..no, non è un insulto..era il termine con cui i Greci indicavano gli opportunisti, coloro che badavano soltanto al loro interesse, alle cose “private” (ἴδιος=personale, privato)…i non degni di essere cittadini e tanto meno di essere governanti.

Vogliamo avere degli “idioti” al comando? Io no. E non giustifichiamoci, perché non è vero che siamo tutti sulla stessa barca…si può scendere, cambiare cabina, risistemare le vele, scegliere un nuovo capitano, ridiscutere la rotta…basta VOLERLO.

SCEGLIERE…scriminatura a destra o a sinistra?!?

“Essere o non essere” recitava Amleto. Questo è proprio il problema. L’indecisione che porta a non agire. E perché? Perché non sappiamo SCEGLIERE. Perché non sappiamo cosa vuol dire scegliere. Nessuna pedanteria nelle mie parole, solo puro divertimento nel giocare con le mie parole in ludica 🙂 Credo che i termini, trasformati in azioni, portino con sé la loro storia, le loro “question” e imparare a conoscerli, insegna ad usarli… Dicevo, scegliere.. Da dove viene? Da lontano, da un popolo come quello greco, abile nel “concettualizzare”, nel racchiudere in poche lettere un ampio orizzonte, senza privarlo di colori e sfumature. Insomma gli Elleni usavano il verbo crino per indicare l’atto della scelta. Per loro era un vero e proprio “rituale”: crino significa dividere, separare. Ecco perché si può SCEGLIERE. Perché si è riusciti a distinguere, i pro e i contro,  il bene e il male, il dovere e il piacere, il bianco o il nero.. E senza questa valutazione, scegliere diventa impossibile. Si rimane, come Amleto, fermi, in balia degli eventi. Per ESSERE bisogna SCEGLIERE, DISTINGUERE. Perché TUTTO fa “differenza”, niente “è uguale”.

E nella nostra lingua cos’è rimasto di crino? E’ rimasto il crinale, quello delle montagne, lo spartiacque, che appunto SEPARA, un versante da un altro. Ma il crinale altro non è che un PETTINE, come dicevano i Latini, perché tratta i crini, i “capelli”. E allora tutta la filosofia della scelta dei Greci si è ridotta, nel mondo romano, alla semplice decisione quotidiana di farsi la scriminatura a destra o a sinistra??!?!?! 😀 Chissà, forse sì, forse il capello, così sottile, così volatile e indomabile era davvero la “questione” più difficile da DIVIDERE.. Perché si formano i NODI..i NODI di tutti i problemi..

PENSARE…che fatica!

Gli Italiani generosissimi in tutto non sono generosi quando si tratta di pensare” 

  C.E. Gadda                              


Sì, perché pensare costa. Costa soprattutto fatica. E non vi sorprenderà forse, sapere che PENSARE deriva dal latino pèndere– pesare. Una bilancia allestita dalla mente quando si tratta di scegliere, decidere, ragionare. E poi ancora..la bilancia come simbolo di giustizia..mi verrebbe facile chiudere il sillogismo e dedurre che pensare=giustizia! Ma come si fa a crederci? Quanto abbiamo perso dell’antico valore della parola pensare! Oggi in pochi pensano, “pesano” i loro dubbi, le voglie, le decisioni, le emozioni. Nessuno ha più voglia di durare fatica..si inneggia sempre più spesso alla “leggerezza”, ma non alla leggerezza di calviniana memoria che è sorella della “pesantezza”..si tende invece a quella leggerezza che è oblio, noncuranza, vacuità. Vorrei che ancora oggi i pensieri e le parole avessero un peso.

ETIMOLOGIA

Pensavo sarebbe stato semplicemente uno sfizio e invece no. Ho deciso che voglio “impegnarmi” in questo blog, divertirmi nel progettarlo, curarlo, farlo crescere…E per crescere una pianta ha bisogno di radici. E’ proprio lì che oggi voglio andare, alla “radice” delle parole, al loro significato. ETIMOLOGIA, dunque. Il termine deriva dal greco étümon-vero, esatto e lògos-discorso. Un discorso esatto sulle parole stesse, un discorso esatto perché va all’origine dell’oggetto della discussione. E la “verità” sta proprio lì, nel momento esatto in cui qualcosa è nato, in cui qualcosa si manifesta per la prima volta. Ci vuole coraggio per andare a ritroso, per ricominciare, ma credo che sia l’unico mezzo per scoprire l’esattezza e l’autenticità delle parole, delle emozioni.
ETIMOLOGIA..il fil rouge di questa mia avventura. 

Eccomi qua, sono venuta a vedere lo strano effetto che fa..

…parlare di parole in un blog, divertirsi a scoprirne la storia, il loro uso, il loro ‘cambio di destinazione’..e in tutto questo desiderare di essere curiosi, di scoprire attraverso l’etimologia come siano cambiati sensi, significati, concetti, sentimenti..e rifletterci un po’, per essere ‘padroni’ del proprio linguaggio, del proprio PENSARE.

E’ impossibile conoscere gli uomini, senza conoscere la forza delle parole. (Sigmund Freud).

Buon viaggio, a tutti.